Le tre porcellane rotte

Fill up your own gaps
Brake into many pieces,
scatter yourself
Broken. Remodelled.
Reconstructed.
Metamorphosis.
interconnected,
broken down,
reassembled.

Ho lavorato sulla serie “Le tre porcellane rotte” per circa un anno. Avevo trovato Le due statuine di porcellana in un negozio dell’usato durante il viaggio in Albania, un anno dopo averle acquistate, ho iniziato a dipingerle come protagonisti nei miei quadri.
Un giorno le statuette si ruppero e si divisero in vari piccoli pezzi. Così sembravano ancora più vivi di prima. Una volta rotto ogni pezzo per me sembrava di avere una vita propria. Cercavano indipendentemente di colmare un vuoto. Immaginavo che ogni frammento avesse il bisogno di riscoprire se stesso, ritrovare le particelle ora mancanti o sostituirli con altri. Per esempio il luogo dove una volta
c’è stata una testa, adesso, una cosa nuova sarebbe stata più adatta. Le figure nelle mie tele avevano un compito. Ho iniziato a portarle in situazioni e posizioni diverse nei miei dipinti. Assumevano dei ruoli nuovi.
Per consentire alle figure di entrare a far parte della mia vita, ho compiuto alcuni gesti che uno spirito razionale potrebbe considerare puerili. Avevo dato nomi alle figurine, Kishi (lo scoiattolo), Bogdan (la figurina con le scarpette piccoli) e Banitsa (la figurina con il vestito lungo), e ci parlavo con loro, gli chiedevo dove volevano che li portassi. Ho immaginato quali pensieri e emozioni potessero avere. La loro personalità era ora più completa di prima.

Dalla serie Le due porcellane:

Foto delle sculturine

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