Spazio Punch, Giudecca, Venezia, 2020





Plasma & Vortice
Elementi che ricordano l’astronomia, la cosmologia, e il comportamento
di particelle elementari le possiamo trovare nel mio lavoro Plasma.
Sono partita da diversi disegni in cui ritraggo dei luoghi inesistenti. In questi luoghi accadono eventi latenti, che noi umani non possiamo vedere, e che al massimo possiamo sentire in uno stato ipnagogico. Gli possiamo intuire, immaginare e sognare.
Su questa grande tela possiamo vedere un paesaggio costituito da una nebbia colorata e una gradazione di montagne ondulate che possono per certi versi ricordare anche alcuni aspetti della fotografia radio astronomica e sub atomica.
Le colline e montagne ondulate hanno un effetto calmante e i vari strati di
aria e nebbia colorata ammorbidiscono le forme.
Il quadro è interamente bagnato dalla nebbia diafana, che avvolge gli eventi. In primo piano vediamo 3 mani con delle gestualità fluide che accelerano e trasformano delle fiamme e una materia plasmatica. Anche in questo quadro è ripreso sul lato destro il tema del “l’esplosione della stella”.










Photos Augusto Maurandi, Spazio Punch, Giudecca, 2020
PESI MASSIMI
BY FONDAZIONE MALUTTA
Artisti: Beatrice Alici, Luisa Badino, Thomas Braida, Francesco Cima, Manuela Kokanović, Nicolas Magnant, Anna Marzuttini, Anastasiya Parvanova, Barbara Prenka, Paolo Pretolani, Francesco Zanatta
Dopo l’alluvione che il 12 novembre 2019 ha colpito la città di Venezia e tutti noi, Spazio Punch ha deciso di reinventarsi, trasformandosi per cinque mesi in una residenza per undici artisti di Fondazione Malutta. I lavori sono cominciati nel mese di gennaio, per proseguire in modalità sicura, alternandosi, anche durante il lockdown. Pesi massimi rappresenta il culmine della residenza, una mostra collettiva e polifonica in cui le grandi opere pittoriche prodotte in questo periodo incontrano finalmente un pubblico.
Fondazione Malutta riunisce più di cinquanta artisti, ognuno con età, origini e pratiche artistiche differenti. Sono confini che il gruppo sfida costantemente: una confluenza di culture, generi e sensibilità eterogenee tese a incoraggiare la ricerca collettiva. Gli artisti di Fondazione Malutta provengono da diverse parti del mondo, approdando infine a Venezia, una città che, come l’arte, è allergica ad ogni confine. Nel 2013 assume lo status di associazione e inizia a diffondere un patrimonio artistico in crescita, giovane e aggressivo, attraverso mostre ed eventi che assumono forme mutevoli.

“Pianeta Fresco” OTTN projects 2021
Text by Laura Rositani
EN
The artistic universe of Anastasiya Parvanova can be described as a constellation of fragments and places, emotions and revelatory encounters. Just like the ancient rooms of wonders, the Cabinet de Curiosités from the 16th to the 18th century her work collects and preserves the “extraordinary”.
The canvas becomes an investigative journey in search of the unlimited facets of (im) possible worlds. Her artworks describe mental maps that are scattered with symbols and are linked to the unconscious that reveals us the artist’s deepest personal experiences.
Parvanova’s works are marked by the phases of the moon and the cycle of the sun. Her inner cosmos comes to life on the canvas and develops into a narrative of epiphanies and visions. Stars explode in the artist paintings suggesting inner earthquakes that disrupt the flow of space and time. The cosmic dust that follows leave’s its traces and transforms the canvas into a cloud of infnite possibilities and layers of interpretation.
Through painting, the artist tells us about the potential of an imaginary and emotional space. In this space the world is constantly changing, breaking down and recollects again, due to an evolutionary process that shows us the phases of nature and the most intimate dynamics of human relationships. The encounter with the other has a fundamental importance for the exploration of oneself and emerges through analogies with the laws of physics that regulate the nature of light. Like a scientist of quantum physics Parvanova is attracted by superposition, by the fact that light can be at the same time a wave and a particle, that like all reality and matter, it can be at the same time in two diferent places.
The wave nature of light, like the nature of relationships, consists of intertwining encounters, or opposing paths that never intertwine. The instant that interests the artists research the most, is a singularity, a bridge, the precise interval in space-time, that allows the passage from wakefulness to sleep and vice versa, from life to the afterlife and back.
This moment is depicted by Parvanova by using the image of the portal. Images of doors and portals throughout space and time are marking in her works the moment of emotional change and the exchange of ideas. Parvanova’s work tells us about a turning point, a defning moment, a pivotal experience, and she marks it by using the chromatic shades in her paintings.
In her work “Plasma” (2020) a blue star in the distance continues to burn while in the foreground three hands move in a dance that feeds a fire — a gesture that recalls a ritual.
These two pictorial elements leave room for a sinuous blue and violet panorama that
creates in the eye of the beholder a moment of most intense tranquility where he can
equilibrate his gaze and contemplate the exquisite delicacy of the whole composition. The visual journey of “Plasma”, a central piece of the artist’s production, proceeds towards an open macroscopic space, where microscopic reflections and thoughts arise, and which turns itself and the whole canvas into portal.
“Brown for the most part in themselves, as soon as we see them clothed in air the hills become blue. Every shade of blue, from opalescent milky-white to indigo, is there. They are most opulently blue when rain is in the air. Then the gullies are violet. [..] These sultry blues have more emotional effect [..] One is not moved by china blue. But the violet range of colours can trouble the mind like music.”
*Shepherd N., “The living mountain”, Ponte alle Grazie, Milan, 2019. p. 93-94
Text by Laura Rositani
IT
L’universo pittorico di Anastasiya Parvanova si compone di frammenti di luoghi, di emozioni passate e di incontri rivelatori, proprio come le antiche stanze delle meraviglie, Cabinet de Curiosités dal XVI al XVIII secolo che raccoglievano e conservavano al loro interno oggetti straordinari.
Il piano pittorico diventa un viaggio esplorativo alla ricerca delle illimitate sfaccettature dei mondi (im)possibili. Queste mappe mentali si costellano di simboli legati all’inconscio e ci raccontano il vissuto personale più profondo dell’artista, scandito dalle fasi lunari e dal ciclo del sole.
Il cosmo interiore prende vita sulla superficie delle sue opere e si fa narrazione di epifanie e visioni, stelle che esplodono come terremoti interiori e sconvolgono il fluire del tempo e dello spazio. La polvere stellare che segue all’esplosione si trasforma in una nube di infinite possibilità.
Attraverso la pittura Parvanova ci racconta uno spazio ipotetico e potenziale: il mondo muta,si scompone e si riassembla in un’evoluzione legata al susseguirsi di fasi della natura e delle relazioni.
L’incontro con l’altro ha un’importanza fondamentale per l’esplorazione di sé stessi e viene raccontata attraverso analogie con le leggi della fisica che regolano le interferenze luminose, un fenomeno dovuto alla sovrapposizione in un determinato punto dello spazio di due o
più onde. La natura ondulatoria della luce, come quella delle relazioni, è fatta di intrecci ed incontri, così come di percorsi opposti che non si intrecciano mai.
Il momento dello spazio-tempo che interessa la sua ricerca è un intervallo sfocato, l’istante che permette il passaggio dal sonno alla veglia, dalla vita all’aldilà, e si configura nell’immagine del portale. Questa porta segna il momento di cambiamento non solo spaziale, ma anche emozionale o di pensiero.
Parvanova ci racconta l’altrove, la scintilla che segna il punto di svolta attraverso le sfumature cromatiche dei suoi dipinti.
Nell’opera “Plasma” (2020) più azioni si animano simultaneamente, una stella in lontananza continua a bruciare mentre tre mani si muovono in una danza che alimenta un fuoco, con una gestualità che ricorda un rito. Queste due esplosioni lasciano spazio ad un panorama sinuoso che ci riporta ad un momento di calma e a ritrovare un equilibrio dello sguardo. Si continua il percorso visivo verso uno spazio più aperto dove nascono riflessioni e pensieri che diventano a loro volta portali che ci permettono l’uscita dal lavoro di Parvanova.
Nell’opera “Plasma” (2020) più azioni si animano simultaneamente, una stella in lontananza continua a bruciare mentre tre mani si muovono in una danza che alimenta un fuoco, con una gestualità che ricorda un rito. Queste due esplosioni lasciano spazio ad un panorama sinuoso che ci riporta ad un momento di calma e a ritrovare un equilibrio dello sguardo. Si continua il percorso visivo verso uno spazio più aperto dove nascono riflessioni e pensieri che diventano a loro volta portali che ci permettono l’uscita dal lavoro di Parvanova.
“I pendii, di per sé per lo più marroni, si fanno azzurri non appena li vediamo rivestiti d’aria. Assumono ogni tonalità d’azzurro, dal bianco latte opalescente all’indaco. Il loro azzurro si fa più opulento quando la pioggia è nell’aria. Allora le gole sono viola [..] questi azzurri carichi hanno un effetto emozionale [..] il blu ceruleo non commuove, ma la gamma dei viola può
turbare la mente come fa la musica.”
*Shepherd N., “La montagna vivente”, Ponte alle Grazie, Milano, 2019. p. 93-94
Testo di Laura Rositani


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