Un progetto ETRARTE a cura di Elena Tammaro e Rachele D’Osualdo.
Durante la residenza d’artista alla Casa di Teresa ho voluto coinvolgere i partecipanti in un laboratorio che potesse generare memorie visive ed esperienze emotive equilibrate, vivaci, personali e risonanti. Il tema individuato, al contempo intimo per ciascuno di noi ma adatto ad essere sviluppato liberamente e condiviso in gruppo, è stato quello dei “sogni”, o di una “rete di sogni”, nelle diverse accezioni del termine: quelli che facciamo quando siamo addormentati e quelli che facciamo ad occhi aperti. I sogni ci lasciano un fascino misterioso, ci comunicano significati e simboli spesso velati, difficili da interpretare in modo univoco, ci stimolano ad un’osservazione attiva e indagatrice, a volte possono intimorire ma allo stesso tempo spingono a cercare le cause di questo timore.
Video realizzato da Claudio Cescutti.
Al mio arrivo alla Casa di Teresa, le attività si sono svolte in modo più scorrevole di quanto immaginassi: sono stata accolta apertamente, ho ricevuto aiuto e adesioni. Con la partecipazione costante delle persone residenti l’attività si è sviluppata giorno dopo giorno, intersecando la conoscenza reciproca e la condivisione di esperienze quotidiane con la scoperta e l’avanzamento del progetto.
Per stimolare la curiosità dei partecipanti, residenti e operatori, e sfidarli rispetto alle loro competenze, ho introdotto una novità rispetto ai laboratori precedentemente realizzati, avviando il gruppo alle diverse tecniche pittoriche. Le potenzialità fascinanti del colore possono sembrare semplici da manovrare, ma a livello esecutivo queste tecniche richiedono molta concentrazione, la pazienza di mischiare e ottenere i colori voluti e di procedere gradualmente senza arrendersi facilmente. Abbiamo trascorso i primi giorni disegnando e individuando i soggetti che ciascuno di noi avrebbe trasposto su un grande quadro, a partire da prove dirette su carta o da conversazioni da cui estrarre parole cariche di significato o evocative di immagini forti. Parallelamente, abbiamo preparato, mischiato, diluito in barattoli diversi colori tenui per poi usarli come sfondo. In una giornata di sole abbiamo preparato una grande tela (180 x 220 cm), l’abbiamo portata in giardino e adagiata sull’erba. Dopo aver preparato un set di lavoro, ognuno di noi ha versato in modo libero il colore diluito sulla tela; i colori si sono composti in maniera casuale e fluida, creando un effetto simile alle fotografie astronomiche. Una volta concluso il nostro sfondo, abbiamo lavorato su come connettere i diversi disegni dei partecipanti, come in una “danza”, inserendo e dipingendo pian piano tutte le immagini e dando vita alla composizione finale.




Lo sfondo del quadro ha dei toni tendenti all’indaco e assomiglia vagamente alla fotografia di una nebulosa, un agglomerato interstellare di polvere, idrogeno e plasma. In primo piano si differenziano elementi come: un lupo che ulula alla luna piena, un sole che getta fuori raggi avvolti di visi umani, un castello, piante, diversi fiori “della passione”, “occhi della madonna” e fiori inventati, un ombrellino appeso nello spazio, stelline, una persona che balla sotto il cielo stellato, pesci, una scritta “nostalgia” dove ogni lettera è un ibrido tra la lettera e la prima associazione mentale balenata.
Per far confluire i diversi elementi in un tutt’uno, è bastato anche solo un puntino, una linea o un colore versato da parte di ognuno per riconnettersi al resto della “cosmo-tela”, un cosmo in movimento in cui coesistono i sogni di ciascuno.















Progetto realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, Decreto n. 765/CULT dd. 25/03/2021 e con il contributo della Fondazione Friuli.


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